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Aspartame e obesità

di Luigi Rosati | 20 marzo 20 fa

Spesso quando si parla di dolcificanti, tra cui l’aspartame appunto, si pensa subito che questi rappresentino una migliore alternativa, al comune saccarosio, nei regimi dietetici finalizzati alla perdita di peso. Andiamo ad esaminare la relazione tra aspartame e obesità.

In un articolo pubblicato recentemente sulla rivista online “ Applied Physiology, Nutrition and Metabolism”, è stato messo in evidenza come il prodotto di scarto dell’aspartame, la fenilalanina, interferisce con l’azione di un enzima che previene la sindrome metabolica, e non solo, i ricercatori hanno anche  dimostrato che i topi trattati con aspartame hanno guadagnato più peso rispetto agli animali nutriti con diete simili, ma prive di aspartame. In particolare i risultati di questo studio dimostrano che l’aspartame blocca un enzima nell’intestino chiamato fosfatasi alcalina intestinale (IAP) che è in grado di prevenire l’obesità, il diabete e la sindrome metabolica. In fatti la fenilalanina è nota infatti  per inibire l’azione di IAP, e il fatto che venga prodotta quando l’aspartame viene digerito, ha portato i ricercatori ad indagare se le proprietà inibitorie dell’aspartame potessero  spiegare la mancanza di perdita di peso. Il protocollo sperimentale è stato suddiviso in due fasi: in una prima serie di esperimenti i ricercatori hanno dimostrato che l’attività di IAP è stata ridotta quando l’enzima è stato aggiunto ad una soluzione contenente una bibita dolcificata con aspartame, ma è rimasta invariata se aggiunto ad una soluzione con una bevanda dolcificata con zucchero; in una seconda fase i ricercatori hanno poi dimostrato che iniettando una soluzione di aspartame in segmenti dell’intestino tenue (sito in cui è prodotto principalmente IAP) dei topi si è ridotta significativamente l’attività dell’enzima. Al contrario, l’attività di IAP è rimasta invariata in segmenti intestinali iniettati con una soluzione salina. Per rappresentare meglio gli effetti del consumo di bevande o di altri prodotti contenenti aspartame, i ricercatori hanno seguito quattro gruppi di topi per 18 settimane. Due gruppi sono stati alimentati con una dieta normale, uno con acqua potabile contenente aspartame, l’altro con semplice acqua. Gli altri due gruppi sono stati alimentati con una dieta ricca di grassi o con acqua contenente aspartame. Alla fine del periodo di studio, mentre vi era poca differenza tra i pesi dei due gruppi di topi alimentati con una dieta normale, i topi alimentati con una dieta ad alta percentuale di grassi che hanno assunto anche aspartame, hanno guadagnato più peso rispetto a quelli alimentati con la stessa dieta, ma che hanno ricevuto solo acqua semplice. In entrambi i gruppi, i topi che avevano ricevuto l’aspartame avevano più alti livelli di zucchero nel sangue rispetto a quelli alimentati con la stessa dieta, ma senza aspartame, che indica un’intolleranza al glucosio. Entrambi i gruppi che avevano ricevuto l’aspartame, avevano livelli più elevati della proteina infiammatoria TNF-alfa nel sangue, il che suggerisce lo sviluppo di infiammazione sistemica associata alla sindrome metabolica.

In conclusione questo studio mette in evidenza come una molecola a basso tenore calorico utilizzata come edulcorante e dolcificante, in alternativa allo zucchero, possa determinare comunque un incremento della glicemia e incremento del peso, potenziando così il rischio di insorgenza della sindrome metabolica.

Dott. Luigi Rosati

Bibliografia:

Gul SS, Hamilton AR, Munoz AR, Phupitakphol T, Liu W, Hyoju SK, Economopoulos KP, Morrison S, Hu D, Zhang W, Gharedaghi MH, Huo H, Hamarneh SR, Hodin RA. 2017.Inhibition of the gut enzyme intestinal alkaline phosphatase may explain how aspartame promotes glucose intolerance and obesity in mice”. Appl Physiol Nutr Metab. 42(1):77-83.

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