Articolo in Categoria: Allenamento , Salute

Benefici dell’attività fisica

di Team articolisti | 6 ottobre 06 fa

La sedentarietà, ovvero la mancanza di attività fisica, è uno dei principali problemi di salute pubblica dei nostri giorni.

Nel 2009, infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica l’inattività fisica come responsabile di 3,2 milioni di decessi all’anno nel mondo.

A conferma di ciò esiste una vasta letteratura scientifica.

Analizzando in particolare uno studio a cura della dott.ssa D.Lucini, dott. M.Pagani del 23 marzo 2011, “Exercise should it matter to internal medicine in European – Journal of Internal Medicine”, nei soggetti con stile di vita sedentario il rischio di morte precoce è maggiore di circa il doppio: passare infatti da una dose di sedentarietà ad un livello mediamente attivo (8 METS) diminuisce notevolmente il rischio di morte.

Infatti, l’American College of Medicine per promuovere e mantenere uno stato di buona salute indica, in maniera generale, a soggetti adulti sani di età compresa tra i 18 ed i 65 anni un’attività fisica di tipo aerobico di moderata intensità per un minimo di 30 minuti 5 giorni alla settimana, oppure di un’attività fisica di tipo aerobico di intensità vigorosa per almeno 20 minuti 3 giorni alla settimana.

Sarebbe ottimale coniugare al tipo di allenamento aerobico le attività volte al mantenimento o all’incremento della forza e della resistenza almeno due giorni la settimana, ad esempio l’abbinamento di corsa con esercizi di contrazione dinamiche isotoniche, isocinetiche, auxotoniche, pliometriche.

L’esercizio fisico è in grado di prevenire e/o ritardare molte patologie.

Nel 1970 è divenuto in uso il termine Sindrome Metabolica, un insieme di fattori di rischio metabolici che aumentano la possibilità di sviluppare malattie cardiache, ictus e diabete.

La sindrome è caratterizzata da sovrappeso, osteoporosi, obesità, ridotta tolleranza al glucosio, dislipidemia, incremento glicemia, diminuzione del colesterolo hdl e aumento ldl e ipertensione arteriosa.

La diagnosi, secondo le linee guida Adult Treatment Panel – National Cholesterol Education Program, avviene in presenza di tre o più dei seguenti fattori di rischio:

  • Circonferenza addome maggiore di 102 cm nell’uomo e 88 nella donna;
  • Trigliceridi maggiori o uguali di 150md/dl;
  • Colesterolo hdl nella donna minore di 50 mg e nell’uomo minore di 40 mg;
  • Pressione arteriosa sanguigna maggiore o uguale a 130/85 mmhg;
  • Glicemia alterata, con valori a digiuno maggiore di 110mg/dl.

 

I benefici dell’attività fisica sono proporzionali al volume e all’intensità di allenamento, ma risultati più soddisfacenti si ottengono in genere passando dall’inattività fisica ad un’attività moderata e costante.

La pratica dell’esercizio fisico richiede in alcune circostanze il monitoraggio professionale, in quanto, necessità di pianificazione, continuità e progressività.

Alcuni degli effetti benefici dell’esercizio fisico sono:

  • Diminuzione della pressione sanguigna arteriosa, riduzione rischio malattie cardiache e abbassamento della frequenza cardiaca;
  • Diminuzione dell’attività del sistema nervoso simpatico;
  • Incremento del consumo energetico, con possibilità di perdita di peso;
  • Diminuzione del colesterolo ldl e incremento colesterolo hdl;
  • Riduzione del rischio di sviluppare tumori;
  • Miglioramento della recezione insulinica con diminuzione del rischio di contrarre il diabete di tipo 2;
  • Riduzione del rischio di sviluppare malattie inerenti l’apparato locomotore.

 

La sedentarietà è una vera e propria emergenza sanitaria, ma rimane pur sempre un fattore di rischio modificabile.

Grazie alla divulgazione e l’educazione dei benefici relativi ad uno stile di vita attivo e una dieta corretta è possibile ridurre sia il tasso di decessi annui che la spesa pubblica sanitaria per il trattamento di patologie dovute all’inattività fisica.

Articolo scritto da Luca Caruso.  Luca è laureato in infermieristica presso l’università degli studi di Milano, Personal Trainer ed atleta agonista Wdfbf.

BIBLIOGRAFIA

1 Blair S., Diehl S., Massarini M., Sarto P., Sallis R,. Searle J.; Excercise is medicine

2 Carnevole A. (www.ospedalecardarelli.it)

3 Lucini P., Pagani M.; Exercise: should it matter to internal medicine, in European Journal of Internal Medicine; 23 marzo 2011;

4 www.istat.it

5 www.salute.gov.it

6 http://chinesiogroup.it (fonte immagine)

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