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Fame nervosa

di Carmela Petito | 27 ottobre 27 fa

In tv, mi è capitato di ascoltare: “Le emozioni sono come i bambini: se non presti loro attenzione, fanno i capricci”. Questo concetto è centrale nell’argomento in oggetto. La fame nervosa o emotiva è un comportamento disfunzionale che porta ad un’assunzione di cibo non giustificata da un effettivo bisogno fisiologico. Non mangiamo per fame, ma in risposta ad un’emozione, quale: ansia, tristezza, solitudine, insoddisfazione, noia, rabbia, vuoti affettivi, felicità, bassa autostima, paura, stress, al punto di perdere il controllo della qualità e quantità del cibo. Anche frasi che usiamo quotidianamente portano in sé il legame cibo-emozioni: “Non riesco a digerirlo”, “Sono pieno fino a qui di questa situazione”, ecc. Alla base di tale legame, vi sono fattori fisiologici, psicologici e sociali. Fattori sociali: il rito del pasto ha funzioni conviviali,di appartenenza al gruppo, di relazione e confronto, pensiamo alla parola compagno formata da cum-panis, ossia colui che mangia il pane con un altro. E, se la regola del gruppo è mangiare e bere troppo e male, per non sentirci esclusi, possiamo seguire il comportamento del gruppo. Fattori psicologici: alcuni studiosi ritengono che la fame emotiva abbia origine nell’infanzia, per essi è essenziale che la mamma capisca quando il bambino abbia un reale bisogno di nutrimento, evitando di offrirgli il cibo quando il suo pianto magari è un semplice bisogno di calore umano. Se ciò non avviene, probabilmente il figlio anche da adulto non saprà distinguere tra fame ed altre sensazioni. Altri studi sottolineano il ruolo degli scorretti stili alimentari dei genitori e delle proibizioni,nella creazione di risposte comportamentali disfunzionali verso il cibo,nei figli. Il legame cibo-emozioni è un fenomeno molto diffuso, capita a tutti di mangiare snack fuori pasto più del solito in certi periodi della vitae non significa che abbiamo severi problemi psicologici. Perché mangiare ci fa stare meglio? Seda le tensioni interne, permette di distrarci dalle emozioni e poi perché ci sembra l’unico modo alla nostra portata per gratificarci ma con tale comportamento ci illudiamo temporaneamente di attenuare o bloccare le tensioni emotive. Quando però la fame nervosa diviene l’unico modo per fronteggiare lo stress quotidiano o le tensioni interne, può comportare problemi di sovrappeso e comportamenti disfunzionali diretti, come spuntini furtivi e abbuffate compulsive e indiretti, come bassa autostima, bassa autoefficacia nel controllo del proprio peso forma fino allo sviluppo di un disturbo da alimentazione incontrollata. Alla base vi è una difficoltà ad identificare, tollerare e accettare le emozioni e si attiva quando si sente dentro di sé un’emozione intollerabile: “Non tollero questa delusione, ansia, noia o rabbia, devo fare qualcosa per bloccarla immediatamente”. Quando la persona mangia in risposta alla fame nervosa è come se non riuscisse a distinguere i segnali utili per la sopravvivenza del suo corpo da quelli che non lo sono. Bisognerebbe rieducare il nostro organismo a distinguere fra fame fisiologica e psicologica: la fame fisiologica nasce lentamente e aumenta man mano, quella emotiva scoppia all’improvviso con elevata intensità, si mangia automaticamente senza pensare; la fame fisiologica è più sopportabile e una volta soddisfatta ci sentiamo sazi,quella emotiva esige una soddisfazione immediata ed è difficile da placare; la fame fisiologica non ha bisogno di determinati cibi per essere soddisfatta e si interrompe non appena siamo sazi; la fame emotiva non si interrompe col senso di sazietà e vuole cibi specifici “comfort-food”, ricchi di zuccheri, grassi, sale, che per la mente sono consolatori, come anche soltanto l’atto di mangiare; la fame biologica non induce sensi di colpa, al contrario, quella emotiva induce sensi di colpa, rabbia autodiretta, con la promessa/illusione di riuscire a resistere la volta successiva; la fame emotiva si presenta seguendo tempi soggettivi(nel pomeriggio, la sera, prima o dopo cena o in modo intermittente per l’intera giornata). Sui nostri comportamenti non siamo impotenti, anzi si può arrivare al controllo della fame emotiva lasciando emergere ed osservandole emozioni, per comprendere cosa e quali emozioni il cibo compensa nella nostra vita, imparando risposte comportamentali per separare le emozioni dal cibo. L’esercizio fisico e una vita più attiva con al centro le nostre passioni, migliorano il tono dell’umore e sono di certo più salutari rispetto al consumo eccessivo di cibo. Le emozioni saranno sempre dentro di noi, l’importante è non andarle a cercarle nel cibo.

Dott.ssa. Carmela Petito

Bibliografia

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Rolla E., Bossolasco M.V.,Perdo peso. Un programma educativo cognitivo-comportamentale.Gribaudi, Milano, 2006.

Alleri P., Ruocco R.,Il «peso» delle emozioni. Conoscere, affrontare e vincere l’obesità.FrancoAngeli, Milano, 2008.

Stern, D.N., La costellazione materna. Il trattamento psicoterapeutico della coppia madre – bambino.BollatiBoringhieri, 1995.

Jansen, E., Mulkens, S., & Jansen, A., Do not eat the red food!: prohibition of snacks leads to their relatively higher consumption in children. Appetite, 2007.49 (3), 572-577.

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