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Il Personal trainer. Aspetti psicologici.

di Carmela Petito | 16 marzo 16 fa

La domanda a cui proverò a rispondere in questo articolo è la seguente: un personal trainer deve saper fare o saper essere? Secondo il mio punto di vista non si può parlare di competenza senza l’individuo, un trainer deve saper navigare nella complessità dell’essere umano. Nel suo lavoro il personal trainer dovrà essere dotato di una combinazione di risorse e metterà in atto un processo che lega fra loro il suo personale approccio, il saper fare e le richieste del contesto in cui lavora.

Quindi, quali competenze essenziali dovrebbe avere un personal trainer che fa la differenza?

  • Esperienza sul campo:derivante dalla formazione,dalla tecnica e dalla buona pratica. Un trainer farà la differenza non con la sola esperienza ma attraverso il suo agire responsabile,la sua flessibilità alle diverse esigenze, aderendo ad un’etica corretta e coerente ai valori professionali.
  • Adeguata formazione: il trainer dovrà formarsi ed aggiornarsi costantemente non solo per quel che riguarda la sua disciplina ma il mondo del benessere psico-fisico in generale, questo lo distinguerà sempre, lo renderà competitivo nel mondo del lavoro e sensibile alle diverse dinamiche umane che troverà lungo il suo cammino professionale, sviluppando in tal senso un occhio attento.
  • Capacità comunicative e relazionali:per la sopravvivenza di un centro sportivo o di una palestra l’aspetto comunicativo ed empatico per chi svolge questo lavoro è necessario, non basterà saper dosare un esercizio. Avere buone ed efficaci doti comunicative servirà a dare senso e valore allo stress, alla fatica, alla stanchezza e al tempo che le persone dedicano all’attività fisica. Essenziale,inoltre,sarà la comunicazione non verbale, prossemica, gestualità, sguardi, postura, ciòpermetteràai soggetti l’apprendimento di ulteriori nozioni sui movimenti. Ascoltare le esigenze degli utenti e assicurarsi che si trovino a proprio agio renderà l’ambiente sereno ed è proprio questo che li indurrà ad iscriversi in palestra. Entrare in relazione significa anche conoscere il mondo di quella persona per coglierne gli aspetti emotivi, caratteriali, stili di vita ed intervenire in caso di sospetto di patologie fisiche o psichiche indirizzandola a professionisti competenti.
  • Gestione del tempo, attenzione e rispetto per gli utenti: il trainer è colui che ha più contatto con le persone in palestra, dai suoi atteggiamenti e comportamenti può derivare la fedeltà ad una struttura piuttosto che ad un’altra. Quindi deve sempre trasmettere positività, energia e disponibilità, organizzando il proprio tempo in modo da dedicarlo alle esigenze dei singoli utenti.
  • Problem solving: il trainer sarà capace di risolvere le problematiche che incontrerà durante il suo lavoro con professionalità e assertività, ossia con la capacità di dirimere le controversie tra i singoli e i gruppi senza essere aggressivo ma facendo valere le proprie direttive mantenendo allo stesso tempo buoni rapporti con colleghi ed utenti.
  • Spirito propositivo e creativo: il personal trainer dovrà essere “artista del cambiamento”rendendo l’attività fisica uno stile di vita,proponendo esercizi efficaci, coinvolgenti e divertenti, mettendoci l’anima. Farà in modo da far acquisire ai soggetti nuove e corrette conoscenze e indurrà spunti di riflessione, aspettative e curiosità per gli incontri successivi.
  • Incremento della motivazione:la motivazione è una spinta fondamentale che influenza il risultato di un esercizio e l’intera prosecuzione dello stile di vita dei soggetti, se essa non si attiva, renderà difficile il loro coinvolgimento. Essa può essere incrementata dal trainer attraverso un’accurata spiegazione di effetti, conseguenze e benefici dell’esercizio che dovrà eseguire il soggetto,incrementando una consapevolezza maggiore dei suoi movimenti e l’entrata in contatto col proprio corpo. In questo modo egli sarà più motivato nel portare a termine l’esercizio anche in condizioni di fatica. Sarà inoltre necessario porre degli obiettivi ambiziosi ma realistici, concordati col soggetto, collocati bene sull’asse temporale, motivarlo a raggiungerli, valutando periodicamente l’andamento del percorso e aggiustando il tiro se non sta dando i risultati sperati. Così, l’apprendimento verrà reso attivo e l’utente sarà attore del proprio processo evolutivo.
  • Autoefficacia: è importante per il trainer, infine, mostrare la corretta esecuzione di un esercizio perché alla base dell’apprendimento motorio vi è l’apprendimento per osservazione:osservando,la persona eseguirà al meglio l’esercizio e sentirà di esserne all’altezza. Solleciterà i feedback tramite la consapevolezza del soggetto attraverso un confronto sull’andamento generale, incoraggiando e confermando i progressi e mostrando fiducia.

Ritornando al quesito iniziale, concludo paragonando la professione del personal trainer a quella di un artista, che, per realizzare un dipinto, farà sue le tecniche, i colori, i materiali e le regole,universali per tutti, ma ciò che renderà unico il dipinto è la creatività della mano che non è uguale per tutti, l’artista non è un esecutore ma un creatore, un inventore della sua personale opera, così come il trainer, l’aspetto fondamentale è il “come” creerà la propria pratica professionale.

Dott.ssa Petito Carmela

BIBLIOGRAFIA

Le Boterf, G., Costruire le competenze individuali e collettive. Agire e riuscire con competenza. Le risposte a 100 domande, Guida. Napoli, 2008.

Bottari, C., Maietta Latessa, P., Paruto, G., Organizzazione e gestione delle strutture per il benessere fisico, Maggioli Editore, 2014.

Ventura, L., Professione personal trainer-Elementi per una formazione integrale. Youcanprint, 2016.

 

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