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Neuroni specchio

di Antonella Rinaldi | 26 marzo 26 fa

Molte volte i soggetti non intraprendono una attività sportiva perché si ripetono continuamente “Non lo so fare, non ne sarei capace”. Questo genera un muro idealistico e un circolo vizioso per cui il risultato sarà: aumentata sedentarietà con tutte le conseguenze che ne derivano.

E invece possiamo imparare ad apprendere un gesto motorio. Come?

Una delle soluzioni è rappresentata dalla attivazione dei neuroni specchio.

I Neuroni Specchio sono un circuito di neuroni non ancora completamente localizzato (ma si stima siano presenti per lo più a livello dell’area premotoria, nel lobo frontale). Secondo alcuni studi questi neuroni sono stimolati sia se effettuiamo un atto motorio in prima persona, che se vediamo un altro soggetto svolgere dei compiti motori. Si classificano come Trimodali, ovvero rispondono a 3 tipi di stimoli:

  • Somato-sensitivo-tattile;
  • Visivi;
  • Uditivi.

L’informazione visiva, per esempio, dalla retina si proietta al solco temporale e giunge sui neuroni specchio tramite le Aree del Lobulo Parietale Inferiore (nello specifico, sul circuito PF/PFG-F5) così che la stessa azione venga compresa. Allo stesso modo una parola ascoltata arriva ai neuroni specchio tramite le vie uditive, viene compresa, e sarà possibile ripeterla acquisendo la comprensione del significato stesso della parola.

Questo apprendimento implica non solo percepire l’azione di un altro individuo, ma anche fissare in memoria per stabilire gradualmente una corrispondenza tra i codici sensoriali e motori, che rappresentano l’azione. Il processo di memoria e informazioni senso-motorie sono strettamente intrecciati.

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L’esclusiva imitazione, invece, non presuppone apprendimento, ma soltanto la ripetizione di un gesto, un movimento che è fine a se stesso, molte volte lo osserviamo nei bambini: rispondere alla linguaccia portando la lingua fuori o aprire la bocca durante un pasto. Un gesto che viene ripetuto ma senza capirne realmente il significato.

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La differenza sostanziale è anatomo-funzionale, cioè senza identificare uno scopo predefinito; le informazioni non vengono elaborate dal cervelletto, area deputata nel fissare in memoria sequenze motorie e  successivamente riutilizzate.

E’ necessario quindi, affinchè si verifichi l’attivazione di questo circuito che al movimento sia:

  • descritto lo scopo;
  • che sia osservato l’atto motorio e non singole sequenze motorie;
  • che il movimento appartenga già al repertorio motorio del soggetto.

Per esempio: se lavoriamo in sala attrezzi e stiamo spiegando lo squat, è fondamentale spiegare l’utilità del movimento (cosa stiamo allenando); mostrare quale posizione assumere, partendo magari dal basso verso l’alto e descrivere punti specifici (le ginocchia, le braccia, l’addome..), mostrare all’allievo l’esecuzione del movimento. Ovviamente, poi, guardare l’esecuzione del nostro allievo e correggere laddove sia eseguito in maniera inesatta.

Negli sport agonistici di squadra o anche individuali questo circuito è di fondamentale importanza perché rende i soggetti in grado di poter anticipare le azioni altrui già nelle fasi iniziali del gesto dell’avversario: se ci troviamo di fronte ad un calciatore il portiere può lanciarsi verso un lato specifico piuttosto nel lato opposto.

Questo circuito può essere anche “allenato” nei soggetti con lesioni cerebrali? 

Uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori italiani, condotto su pazienti che presentavano un severo deficit motorio dell’arto superiore in seguito a ictus, ha dimostrato come un determinato allenamento mentale sia in grado di riattivare schemi motori latenti e facilitare plasticità corticale, favorendo di conseguenza recupero della funzione motoria e il ri-apprendimento motorio.

Ma allora è il cervello che guida il corpo o il corpo che guida il cervello?

La risposta è che entrambi collaborano e si interscambiano informazioni al fine di preservare al meglio le capacità fisiche e mentali… questo solo per opera del caro ALLENAMENTO.

Dott.ssa Antonella Rinaldi

Bibliografia

Arya KN, Pandian S, Verma R, Garg RK (2011) Movement therapy induced neural reorganization and motor recovery in stroke: a review. J Bodyw Mov Ther

Cicinelli P, Marconi B, Zuccagnini M et al (2006) Imagery-induced cortical excitability changes in stroke: a transcranial magnetic stimulation study. Cereb Cortex

 

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