Articolo in Categoria: Salute

IL RUOLO DELL’IMMAGINE CORPOREA NEI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

di Carmela Petito | 24 settembre 24 fa

“Non vediamo le cose per come sono, le vediamo per come siamo”, questa citazione di Anais Nin introduce un argomento di fondamentale importanza e su cui riflettere.

Fra i molteplici fattori che concorrono al benessere psicofisico di ogni individuo vi è il buon rapporto col proprio corpo e con la propria immagine, in quanto è proprio col nostro corpo che entriamo in relazione con gli altri e con noi stessi. Il rapporto col proprio corpo ed i continui cambiamenti a cui quest’ultimo va incontro concorrono a modificare ed a influenzare autostima, emotività, pensieri, percezioni e comportamenti in ognuno di noi. Averne cura è un aspetto fondamentale della nostra vita, ma soprattutto della nostra mente; basti pensare al legame inscindibile che c’è tra corpo-mente e alla loro reciproca influenza. Discorso che si lega a tale concetto è quello riguardante il disturbo dell’immagine corporea, che è uno degli aspetti più invalidanti dei disordini alimentari; esso determina sofferenza psicologica, emozioni negative e ricadute, il ricorso al solo trattamento alimentare non risolve l’intero problema. Nelle persone con disturbi del comportamento alimentare come bulimia, anoressia e bigoressia le preoccupazioni/ossessioni/fobie si focalizzano sul peso o su alcune parti/difetti reali o presunti del corpo con conseguente discrepanza tra sé reale e sé ideale, ossia su come sono e posso essere realmente in quanto individuo unico ed irripetibile e su come dovrei essere secondo gli altri e secondo una dispercezione delle mie reali caratteristiche fisiche e psichiche. Tutto questo può spingere le persone ad inseguire un ideale di corpo che non esiste in natura, una meta che si consuma in se stessa in quanto irrealistica, fino a raggiungere forme di alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma corporea, dove non troviamo più una sana cura del proprio corpo ma comportamenti distruttivi per il soggetto stesso. Schilder definisce l’immagine del nostro corpo non una semplice percezione sensoriale ma il ritratto mentale che ognuno ha di sé, come ognuno si immagina e si rappresenta mentalmente il proprio corpo. Questa immagine mentale rappresenta la relazione mente-corpo-emozioni di ogni singola persona e quindi è il risultato di interpretazioni soggettive influenzate da fattori emotivi, cognitivi e sociali e tale rappresentazione mentale è in continua ristrutturazione a seconda delle esperienze del soggetto. La consapevolezza corporea, che si costruisce nel corso della propria esistenza, è fondamentale al fine di attuare comportamenti sani e cambiamenti del proprio stile di vita. Un’iniziale valutazione delle componenti affettive/cognitive e comportamentali dell’immagine corporea può essere effettuata attraverso le seguenti domande:

  • Nelle ultime 4 settimane il mio peso corporeo e/o la forma del mio corpo hanno influito sul giudizio che ho di me stesso?
  • Se penso agli aspetti che influiscono sul giudizio che ho di me stesso (lavoro, ruolo di genitore, relazioni) volendo fare una gerarchia, in che punto metto la forma del mio corpo in ordine di importanza?
  • Se nelle ultime 4 settimane il mio peso e le mie forme corporee fossero cambiati, il giudizio che ho di me sarebbe sempre uguale?
  • Quanto conta per me il fatto che cambi il mio peso e la mia forma?
  • Nelle ultime 4 settimane mi sono sentito grasso?
  • Evito situazioni a causa del mio peso o delle mie forme corporee?
  • Come mi guardo allo specchio? Quale parte del corpo scruto di più?
  • Faccio confronti con persone più magre?

Discorso ancora diverso ma collegato vale per le persone con obesità e disturbo da alimentazione incontrollata, patologie di natura multifattoriale che influenzano e sono influenzate dal rapporto col proprio corpo e con le proprie emozioni. Un aumento ponderale può provocare sentimenti di autosvalutazione, abbassamento dell’autostima, umore depresso, rabbia autodiretta, sensi di colpa e frustrazione. L’insoddisfazione che ne deriva per il proprio corpo e per la mancata abilità nel gestire alcuni aspetti di sé possono predire la messa in atto di circoli viziosi e strategie disfunzionali per perdere peso attraverso diete sbilanciate e regimi alimentari restrittivi. Alcuni studi dimostrano che la perdita di peso non garantisce automaticamente un miglioramento della propria immagine corporea, forse soltanto in modo temporaneo, perché i soggetti non sono solo focalizzati sul peso ma anche sulle forme del proprio corpo (seno, glutei, gambe, braccia) che con la sola dieta non vengono modificate e modellate. Questo ulteriore aspetto può spiegare l’abbandono frequente delle diete, il perseguimento di obiettivi irrealistici di peso con conseguente ripresa dei chili persi e l’entrata nel circolo vizioso dell’effetto yo-yo. L’insoddisfazione corporea, quindi, non solo causa dolore psicologico ma rappresenta anche una prognosi negativa per il trattamento dell’obesità, poiché perdura di fronte alla perdita di peso aumentando le possibilità di ricaduta. Una delle soluzioni che a mio avviso potrebbe portare a cambiamenti duraturi e costanti nel tempo ai fini di un benessere psicofisico della persona è l’adozione di un approccio integrato e multidisciplinare su misura di ogni singolo soggetto che prenda in carico tutti gli aspetti che concorrono allo sviluppo ed al mantenimento di comportamenti disadattivi e fondamentale sarà il lavoro sull’immagine corporea. Nutrizione, medicina, fitness e psicoeducazione permetteranno al soggetto di lavorare sul miglioramento della propria immagine interna ed esterna, perché il cambiamento è una costante della nostra esistenza e parte da dentro.

BIBLIOGRAFIA

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