Articolo in Categoria: Salute

Sindrome dell’ovaio policistico

di Renato D'Auria | 11 novembre 11 fa

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è tra le più comuni patologie endocrine nelle donne in età fertile e rappresenta la causa più frequente di infertilità legata ad anovularità cronica.
Colpisce una percentuale della popolazione variabile tra il 5 e il 10 %, interessando soprattutto la popolazione mediterranea di razza bianca. Esordisce spesso nel periodo adolescenziale con le irregolarità mestruali e si manifesta con le disfunzioni metaboliche prevalentemente in epoca perimenopausale.

Si può manifestare con:

  • mestruazioni assenti (amenorrea), o poco frequenti (oligomenorrea): sintomi comuni della sindrome dell’ovaio policistico. Le mestruazioni spesso compaiono con una frequenza di 5-6 settimane; in alcuni casi anche solo una o due volte all’anno o addirittura mai.
  • aumento dei peli superflui su viso e corpo (irsutismo): localizzati sul mento, sopra il labbro superiore, sugli avambracci, nelle parte inferiore delle gambe, sul petto e sull’addome.
  • infertilità: l’assenza totale o la scarsa frequenza delle mestruazioni sono correlate alla mancata ovulazione; sono pertanto significativamente ridotte le probabilità di un concepimento.
  • acne: di solito sul viso. Si tratta di solito di un acne persistente che non risponde a nessun trattamento.
  • sovrappeso e obesità. Questo punto lo tratterò in seguito.

La PCOS è diagnosticata in presenza di due sui tre dei seguenti criteri:

  1. evidenza clinica o biochimica di iperandrogenismo
  2. oligo-anovulazione
  3. ovaie policistiche all’ecografia pelvica (Figura1).

Questi sono i cosiddetti criteri di Rotterdam del 2003

SINDROME OVAIO POLICISTICO

E’ documentata una familiarità nel 50% dei casi ma non è stato ancora dimostrato un esatto meccanismo di trasmissione familiare.  E’ più probabile che il quadro patologico si manifesti in donne con anamnesi familiare positiva per diabete di tipo II  e per calvizie precoce nei familiari maschi. Il rischio è maggiore se la paziente è in sovrappeso (con basso peso alla nascita) e se durante la fase prepuberale presentava ipertricosi . Una condizione di obesità ed un elevato indice di massa corporea sono condizioni determinanti per il manifestarsi dei sintomi e dei segni propri della sindrome.

Quindi sovrappeso e obesità in un quadro eziologico non ancora ben definito rappresentano degli elementi da tenere in seria considerazione. Infatti la PCOS non è solo una delle cause principali di irsutismo ed infertilità nelle donne, ma è considerata una vera e propria sindrome plurimetabolica caratterizzata appunto da obesità, insulino-resistenza e dislipidemia. In particolare la PCOS condivide,  con la sindrome metabolica, l’insulino-resistenza come principale caratteristica patogenetica. Potremmo considerare la PCOS come una forma sesso specifica della sindrome metabolica e proprio come quest’ultima predispone a tutta una serie di problematiche a lungo termine come ridotta tolleranza glucidica, diabete mellito di tipo II e problematiche cardiovascolari. In particolare l’insulino-resistenza, l’iperandrogenismo e la dislipidemia sono i maggiori fattori di rischio per l’incidenza di problematiche cardiovascolari nella PCOS. E’ stato riportato che il rischio di malattia coronarica e di infarti del miocardio è aumentato in pazienti affette da PCOS rispetto a donne con cicli regolari.

Negli ultimi anni è aumentato molto l’interesse scientifico nei confronti dei problemi cardiovascolari in riferimento della PCOS.  E questo ciò che emerge in maniera netta dallo studio coordinato dalla dott.ssa Rosanna Apa dell’Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università Cattolica di Roma e realizzato in collaborazione con l’Istituto di Cardiologia della stessa.

I risultati, pubblicati sulla rivista di settore “Fertility e Sterility” hanno messi in evidenza come la PCOS , non solo sia in grado di creare problemi sul breve termine alle donne che colpisce, ma sempre di più appare spia di eventuali problematiche future. Come spiega la dott.ssa Apa: “E’ necessario mettere a punto per loro strategie di prevenzione più accurate per limitare questi rischi. E’ noto che le giovani donne abbiano un minore rischio di eventi cardiaci, ma questa protezione biologica si affievolisce dopo la menopausa lasciandole vulnerabili a sviluppare malattie cardiovascolari nel corso degli anni”.

Uno studio condotto dall’Istituto di Cardiologia della Cattolica aveva dimostrato che pazienti affetti da angina instabile presentavano un’espansione di una peculiare sottopopolazione di linfociti T (definiti CD 28 null) nel sangue periferico. I ricercatori dell’Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica della Cattolica, partendo da questo dato, hanno studiato la presenza di tali linfociti in donne affette da policistosi ovarica e in un gruppo di controllo di donne sane, riscontrando che questi linfociti sono significativamente più numerosi nelle donne affette da PCOS, rispetto ai controlli.

La ricerca ha coinvolto 30 donne con PCOS di età tra i 18 a 37 anni, con anamnesi negativa per patologie cardiovascolari. Le giovani donne presentavano essenzialmente disturbi del ciclo mestruale (cioè oligo o amenorrea), segni di iperandrogenismo, acne e infertilità. La novità del lavoro è stata quella di identificare in queste donne un’anomalia del sistema immunitario sovrapponibile a quella descritta in caso di angina instabile, dunque un possibile marker di rischio cardiovascolare.

La PCOS è inoltre correlata con una diminuzione della capacità cardiorespiratoria durante l’esercizio fisico, in confronto a donne sane sovrapponibili per età. Ciò è dovuto principalmente a diversi fattori come lo stato iperglicemico, l’insulino resistenza, il metabolismo energetico del miocardio e del muscolo scheletrico e la dislipidemia.

Come combattere la PCOS?

Il primo suggerimento dato riguarda il cambiare lo stile di vita:

  • sottoporsi a una dieta ipocalorica,
  • perdere peso,
  • praticare più attività fisica.

La perdita di peso e un’attività fisica più attiva possono minimizzare molti sintomi della PCOS e le relative condizioni. Ad esempio:

  • Perdere appena il 5% del peso ha effetti positivi sulla resistenza insulinica, tolleranza ridotta al glucosio e sindrome metabolica.
  • Le donne affette da PCOS che perdono peso sono più propense a riprendere l’ovulazione, aumentando così le probabilità di restare incinta, ridurre i livelli degli androgeni e diminuire la pressione del sangue.
  • Per molte donne, la perdita di peso provoca una varietà di cambiamenti che permettono loro di liberarsi da un certo numero di sintomi della PCOS, come l’acne, senza altri farmaci o alcun intervento.
  • In particolare l’attività fisica migliorando la sensibilità insulinica dei tessuti periferici attenua il problema dell’insulino-resistenza favorendo la captazione di glucosio da parte delle cellule muscolari. Non soltanto attività aerobica. Infatti è dimostrato che l’aumento dei livelli di forza muscolare derivante da un allenamento contro resistenza, fornisce protezione contro l’insulino resistenza. A tal proposito riporto un caso pratico di una ragazza di circa 23 anni con un BMI superiore a 30 affetta da PCOS. Da circa 7 mesi si era completamente interrotto il suo normale ciclo mestruale (amenorrea secondaria). Per circa 4 mesi questa ragazza seguì una dieta ipocalorica e gli venne prescritto esclusivamente di lavorare su treadmill, cyclette e vogatore. I risultati furono poco apprezzabili. Quando cominciai a seguirla cambiai approccio per quanto riguarda l’allenamento. Anziche 5 allenamenti a settimana da 50 minuti (in pratica passava 50 minuti solo su stazioni aerobiche) ne programmammo 3.
  1. il primo allenamento prevedeva, dopo una sessione di riscaldamento organico e specifico, un classico PHA (↓↑) con esercizi multiarticolari  con ripetizioni medio alte, carichi medio-bassi e mantenendo un respiro quanto più regolare possibile. Seguiva una piccola e divertente sessione per il Core e una fase di defaticamento e stretching,
  2. Un secondo allenamento esclusivamente aerobico in cui lavoravamo in range compreso tra il 60 e il 70% della VO2max,
  3. Un terzo allenamento basato sull’interval training sulla bike in cui facevo alternare, le prime 4 settimane, stazioni di 30″ ad alte intensità (tra l’85 e il 90% FCmax) e 90″ di recupero completo (magari non pedalando), le 4 settimane successive gli feci aumentare il tempo della sessione attiva (45″) rimanendo intatta quella passiva e le ultime 4 settimane alternava 60″ di pedalata intensa a 60″ di riposo.

L’effetto di questa programmazione è stato di perdere moti centimetri sul giro vita e sui fianchi e inoltre il suo BMI è passato da 36 a 31. La percentuale di grasso scese in maniera importante soprattutto su schiena e addome. Ma la cosa più importante fu che dosaggi ormonali ed ecografia pelvica mostrarono una riduzione degli elementi caratteristici di questa sindrome in particolare una riduzione dei livelli di androgeni e delle dimensioni di alcune cisti (la ragazza seguiva anche una terapia farmacologica) e si passò da un quadro di amenorrea ad uno di oligomenorrea.

L’attività fisica quindi rappresenta uno strumento validissimo per fronteggiare questa sindrome dalla eziologia ancora non chiarissima.

Renato D’Auria

 Letture consigliate

ENDOCRINOLOGIA ED ATTIVITÀ MOTORIE. LENZI-LOMBARDI-MARTINO-TRIMARCHI, ELSEVIER MASSON, 2008.

INSULINO RESISTENZE E SINDROME DELL’OVAIO POLICISTICO, DEL PRATO STEFANO, PRIMULA MULTIMEDIA, 2004.

https://art.torvergata.it/retrieve/handle/2108/1247/6278/TesiSelvaggi.pdf

 

 

 

 

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Un Commento

  1. Soffro di ovaio micropolicisco da 13 anni ho amenorrea insulina resistenza ipodiroidismo primitivo congenito sono arrivate al peso di 130 kl. Mi serve aiuto non ce la faccio più . In queste condizioni grazie

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