Il movimento può migliorare l'apprendimento?
- Alessandro Docali
- 30 apr
- Tempo di lettura: 4 min
Lo sapevi che il modo in cui un bambino si muove potrebbe avere a che fare anche con come legge e come va in matematica? No, non sto dicendo che basti fare due salti per diventare bravi a scuola. Però la ricerca ci dice una cosa molto interessante: tra sviluppo motorio e rendimento scolastico potrebbe esserci un legame più profondo di quanto immaginiamo.
Oggi parliamo di due studi molto interessanti. Il primo è una review sistematica del 2018 di Kirsty Macdonald e colleghi, pubblicata sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, dal titolo che in italiano potremmo tradurre così: ‘Relazioni tra competenza motoria e rendimento scolastico in matematica e lettura nei bambini e negli adolescenti in età scolare’. Il secondo è una review sistematica del 2024 di Lijing Wang e Lijuan Wang, pubblicata sulla rivista Children, dal titolo: ‘Relazioni tra abilità motorie e rendimento scolastico nei bambini e negli adolescenti in età scolare’.
La domanda da cui partono questi lavori in pratica è: esiste una relazione tra lo sviluppo motorio e le capacità scolastiche, in particolare nella lettura e nella matematica? La review di Macdonald del 2018 ha analizzato 55 studi e ha concluso che esistono associazioni positive tra diverse componenti della competenza motoria e il rendimento in matematica e lettura. In particolare, le evidenze più solide riguardavano la motricità fine: coordinazione delle mani, precisione del gesto, integrazione visuomotoria, cioè la capacità di trasformare ciò che vediamo in un’azione motoria accurata.
Questo è un punto fondamentale, perché spesso quando si parla di movimento si pensa subito solo allo sport o all’attività fisica intensa. In realtà qui il discorso è più sottile. Non si parla semplicemente di correre di più o di fare più ore di educazione fisica. Si parla di abilità motorie, cioè della qualità del controllo del movimento. Per esempio, quanto un bambino sa coordinare occhi e mani, quanto riesce a controllare piccoli movimenti con precisione, quanto è efficace nell’organizzare un gesto.
E perché questo dovrebbe avere a che fare con la scuola? Perché leggere, scrivere, copiare, seguire una riga, mantenere l’attenzione visiva, organizzare lo spazio sul foglio e persino affrontare alcuni compiti matematici richiedono anche processi di coordinazione, pianificazione e controllo. In altre parole, il cervello non lavora a compartimenti stagni. Le reti coinvolte nel movimento, nell’attenzione, nella pianificazione e nell’elaborazione visuo-spaziale possono dialogare tra loro molto più di quanto si pensasse in passato. Questa è un’inferenza coerente con i risultati sintetizzati dalle review, che riportano associazioni tra competenze motorie e performance scolastiche, soprattutto nelle aree che richiedono integrazione visuomotoria.
La review di Wang del 2024 aggiorna questo quadro e allarga ulteriormente la prospettiva. Gli autori hanno esaminato studi su bambini e adolescenti in età scolare e hanno distinto meglio tra abilità motorie grossolane e abilità motorie fini. Il risultato più interessante è che le abilità motorie fini mostrano associazioni positive con matematica, lettura, scrittura e spelling, mentre le abilità grossolane sembrano essere più frequentemente associate al rendimento scolastico generale e ad alcune competenze linguistiche, anche se il quadro è meno uniforme.
Quindi, se mettiamo insieme Macdonald 2018 e Wang 2024, il messaggio che emerge è questo: quando parliamo di rapporto tra movimento e apprendimento, non dobbiamo ridurre tutto al concetto generico di ‘attività fisica’. Il punto non è solo muoversi di più, ma anche sviluppare bene certe competenze motorie, soprattutto quelle fini e quelle legate alla coordinazione. Ed è un messaggio molto importante per genitori, insegnanti, educatori e istruttori, perché suggerisce che il lavoro sul movimento non è soltanto un modo per migliorare la salute fisica, ma potrebbe avere ricadute anche sul percorso scolastico.
Ora, attenzione però a non semplificare troppo. Questi studi non dimostrano che allenare direttamente una certa abilità motoria faccia automaticamente aumentare i voti in matematica o migliori la lettura in modo garantito. Le review parlano di associazioni, quindi di relazioni statistiche, non di una causa certa e diretta. Questo significa che le cose potrebbero essere più complesse. Per esempio, un bambino con uno sviluppo neurologico più armonico potrebbe andare meglio sia nei compiti motori sia in quelli scolastici. Oppure potrebbero entrare in gioco altri fattori, come il contesto familiare, le opportunità educative, il livello di attenzione o la qualità dell’insegnamento.
Però il dato resta estremamente interessante. Perché se il movimento, e soprattutto la qualità del movimento, è collegato anche ad aspetti dell’apprendimento, allora forse dovremmo smettere di considerare il corpo come qualcosa di separato dalla mente. La vecchia idea secondo cui prima si studia e poi, se resta tempo, ci si muove, rischia di essere miope. Corpo e cervello crescono insieme. E quando il movimento è ricco, preciso, variato e ben strutturato, può diventare parte di un ambiente favorevole anche allo sviluppo cognitivo. Questa conclusione è una sintesi interpretativa compatibile con il quadro presentato nelle due review.
Dal punto di vista pratico, questo non vuol dire trasformare ogni lezione in una seduta di allenamento, ma riconoscere il valore di attività che sviluppino coordinazione, destrezza, controllo posturale, organizzazione dello spazio e precisione del gesto. Tutti aspetti che troppo spesso vengono considerati secondari, quando invece potrebbero essere parte del puzzle che sostiene l’apprendimento.
Quindi la prossima volta che qualcuno ti dice che il movimento è solo uno sfogo, solo ricreazione, solo una pausa dallo studio, puoi rispondere che la ricerca racconta una storia un po’ diversa. Una storia in cui muoversi bene non serve soltanto a stare in forma, ma potrebbe avere a che fare anche con il modo in cui impariamo.

Commenti