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Allenarsi dopo il parto: la scienza dietro il recupero di forza e stabilità

  • Immagine del redattore: Alessandro Docali
    Alessandro Docali
  • 22 dic 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

C’è un momento, dopo il parto, in cui molte donne si guardano allo specchio e sentono che il corpo è cambiato in un modo difficile da spiegare. Non è solo una questione di pancia, di postura o di tono muscolare: è proprio la sensazione di stabilità, come se il baricentro fosse stato riscritto e la fiducia nel movimento dovesse essere ricostruita da zero. E in mezzo a consigli spesso confusi (“aspetta”, “spingi”, “fai addominali”, “non fare addominali”) la domanda vera resta sempre la stessa: allenarsi nel post-partum serve davvero, e soprattutto è utile per ciò che conta davvero, come continenza, sostegno del pavimento pelvico e recupero della parete addominale?


Una delle migliori risposte degli ultimi anni arriva da una revisione molto ampia pubblicata sul British Journal of Sports Medicine nel 2025: “Impact of postpartum exercise on pelvic floor disorders and diastasis recti abdominis: a systematic review and meta-analysis”, cioè “Effetti dell’esercizio fisico post-partum sui disturbi del pavimento pelvico e sulla diastasi dei retti addominali”, firmata da Nicole F. Beamish, Margie H. Davenport, Muhammad Usman Ali, Matthew J. Gervais, Talia Noel Sjwed, Gyanjot Bains, Allison Sivak, Rita E. Deering e Stephanie-May Ruchat.


Gli autori hanno raccolto e valutato in modo sistematico tutta la letteratura disponibile, cercando studi in diversi grandi database scientifici (tra cui MEDLINE, EMBASE, CINAHL, Scopus, Web of Science e ClinicalTrials.gov) fino al 12 gennaio 2024, includendo ricerche di vari tipi e in più lingue, purché riguardassero persone nel primo anno dopo il parto e misurassero in modo chiaro esercizio e risultati clinici. Alla fine hanno incluso 65 studi provenienti da 24 Paesi, per un totale di 21.334 partecipanti.


Il quadro generale, senza giri di parole, è questo: l’esercizio nel post-partum non è “solo” una questione estetica e non è nemmeno una corsa a riprendersi la forma in fretta. Quando è mirato, può ridurre concretamente alcuni disturbi molto comuni e spesso vissuti in silenzio, come l’incontinenza urinaria e alcuni problemi di sostegno degli organi pelvici. In particolare, l’allenamento dei muscoli del pavimento pelvico (quello che spesso viene chiamato “pelvic floor muscle training”) nel primo anno dopo il parto risulta associato a una riduzione delle probabilità di incontinenza urinaria del 37% rispetto ai gruppi di controllo. E, in un trial incluso nella meta-analisi, si osserva anche una riduzione delle probabilità di prolasso degli organi pelvici del 56%.

Detto in modo meno tecnico, significa che lavorare bene sul pavimento pelvico può aumentare le chance di tornare a ridere, starnutire, saltare o correre senza quella paura fastidiosa di “perdere controllo”, e può contribuire a proteggere un sistema di sostegno che in gravidanza e durante il parto ha subito una sollecitazione enorme. Non è magia e non è una promessa assoluta per tutte, ma è un segnale forte: fare qualcosa di specifico funziona più che sperare che “passi da solo”.


E la diastasi dei retti addominali? Qui arriva un’altra buona notizia: l’allenamento mirato dei muscoli addominali nel post-partum, in media, è associato a una riduzione della distanza tra i retti (la cosiddetta inter-rectus distance). Nella sintesi degli studi, la riduzione media a riposo dopo un percorso di esercizi addominali risulta di circa mezzo centimetro rispetto ai controlli, e qualcosa di simile si vede anche durante un compito semplice come il “sollevamento della testa” da supine.

Qui però è necessario aggiungere una nota: gli autori sottolineano che in letteratura non esiste ancora un accordo definitivo su quale sia una “soglia” universalmente valida per definire diastasi in modo clinicamente significativo, e che non sempre una distanza maggiore equivale automaticamente a un problema funzionale. In altre parole, non è solo “quanto è larga la linea”, ma anche quanto bene quella linea (la linea alba) riesce a irrigidirsi e trasferire forza quando serve. Questo è un passaggio importante, perché sposta l’attenzione dalla sola misura estetica al concetto più utile: funzionalità, stabilità, comfort nel movimento.


Un altro punto che rende questa revisione onesta è che non vende certezze dove non ci sono. Per esempio, sugli effetti dell’esercizio su incontinenza anale, sulla gravità dei sintomi (non solo “presenza sì/no”) e sulla funzione sessuale, le prove risultano limitate o inconclusive: i dati non sono abbastanza solidi per dire “funziona sicuramente” o per definire il protocollo perfetto.


In conclusione, nel post-partum l’allenamento più efficace non è quello “più duro”, ma quello più intelligente. Questa revisione rafforza l’idea che il pavimento pelvico e la parete addominale meritino un lavoro specifico, progressivo e rispettoso dei tempi, perché i benefici non sono solo percezioni: in diversi casi si vedono anche nei numeri.

Se stai pensando “ok, ma da dove si comincia?”, la risposta più sensata è: si comincia dal controllo, dalla consapevolezza, dal respiro e dalla progressione graduale, idealmente con una guida competente quando ci sono sintomi o dubbi. Non perché sia impossibile farlo da sole, ma perché nel post-partum è facile compensare con i muscoli sbagliati e trasformare un esercizio “per proteggere” in un esercizio “che spinge pressione dove non serve”. E quando il corpo sta già facendo un lavoro enorme di recupero, la qualità conta più della quantità.


In fondo, l’immagine più corretta non è quella del “ritorno” a un corpo precedente. È quella di una ricostruzione: una nuova stabilità, una nuova forza, una nuova connessione tra addome, bacino e respirazione. E sapere che la scienza, finalmente, sta mettendo ordine in questo tema è una buona notizia: perché significa che quel percorso non è solo possibile, ma anche misurabile e sensato, se fatto nel modo giusto.

 
 
 

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