Sesso e calorie: cosa dice davvero la scienza
- Alessandro Docali
- 6 gen
- Tempo di lettura: 4 min
Oggi risponderemo a una domanda che quasi tutti, amanti del fitness e non, ci siamo fatti: quante calorie si consumano facendo sesso? Lo sapevi che, durante un rapporto di coppia, la frequenza cardiaca può arrivare a picchi vicini a 170 battiti al minuto… ma senza che questo significhi automaticamente “allenamento cardio” nel senso classico?
Parliamo di una revisione sistematica che ha raccolto e analizzato tantissimi studi disponibili sul tema e che si intitola, tradotto in italiano “Quali sono le richieste fisiche del rapporto sessuale? Una revisione sistematica della letteratura”, ed è firmato da José M. Oliva-Lozano, Fernando Alacid, Pedro A. López-Miñarro e José M. Muyor.
Partiamo dalla metodologia. Gli autori hanno cercato in tre grandi banche dati scientifiche (PubMed, Scopus e Web of Science) tutti gli studi pubblicati fino ad aprile 2020 che misurassero in qualche modo lo “sforzo fisico” durante il rapporto: calorie, MET, consumo di ossigeno, frequenza cardiaca, pressione, percezione dello sforzo… e anche la parte biomeccanica, cioè come si muove il corpo e quali articolazioni lavorano di più. Poi hanno filtrato tutto con criteri precisi, hanno escluso abstract e materiali non completi e, cosa importante, hanno valutato la qualità metodologica degli studi con una scala specifica. Risultato della selezione? Partono da oltre mille lavori trovati, ma alla fine quelli davvero utilizzabili sono 18. E qui arriva già la prima “doccia fredda”: nessuno di questi studi è considerato di alta qualità. Quindi sì, i numeri ci sono, ma vanno letti con attenzione.
Ora veniamo al succo: che cosa hanno trovato?
Sul piano energetico, il messaggio principale è che il rapporto sessuale può arrivare, in media, a un dispendio di circa 100 chilocalorie per attività, con valori riportati anche intorno a 130 kcal in alcuni studi, e un’intensità che può stare attorno a circa 6 MET, cioè sei volte l’intensità rispetto alla condizione di riposo. in sostanza: spesso siamo su un’intensità moderata. E moderata non vuol dire “leggerissima”: è quella zona in cui respiri più forte, senti di stare facendo qualcosa, ma non sei al collasso. Quindi già qui sfatiamo il mito che con il sesso si bruciano dalle 100 alle 300 calorie.
Nella revisione poi c’è proprio una sezione dedicata alla “durata del rapporto sessuale”. Gli autori scrivono che 8 studi inclusi riportavano la durata media, ma precisano anche che la durata è fortemente influenzata da molte variabili come protocollo di raccolta dati, posizioni, possibili “artefatti” psicologici legati alla misurazione, in pratica sapere di essere sotto esame può influire sulla durata, i partecipanti potrebbero aver scelto posizioni più sicure o ci potrebbe essere un’ansia da prestazione oppure un’eccitazione maggiore.
Detto questo, non presentano una “durata media generale” unica (tipo: “in media un rapporto dura X minuti” valida per tutti). Riportano invece i valori che emergono dagli studi inclusi e, nel testo, citano soprattutto i valori più alti tra quelli osservati: circa 32,38 minuti come maggiore durata media in partecipanti sani (in uno studio specifico) e circa 18,60 minuti come maggiore durata media in pazienti con malattia cardiovascolare (in un altro studio).
Sulla frequenza cardiaca, il quadro è simile: molte misure indicano medie tra circa 90 e 130 battiti al minuto, con picchi che in alcuni casi arrivano fino a circa 170 bpm. Però attenzione, perché gli autori sottolineano che la frequenza cardiaca qui non dice solo “quanta fatica muscolare” stai facendo. C’è anche una componente emotiva e di attivazione del sistema nervoso, soprattutto in prossimità dell’orgasmo. Quindi non è la stessa identica cosa di raggiungere 170 battiti perché stai facendo ripetute in pista.
Poi c’è la parte più tecnica: la biomeccanica delle posizioni. Qui gli studi sono pochi, ma interessanti. Il movimento viene descritto come ciclico in tutte le posizioni, e alcune posizioni richiedono più flessione lombare, cioè più “piegamento” della zona bassa della schiena. In particolare, per le donne, le posizioni “missionario” risultano tra quelle con richieste maggiori di flessione lombare; per gli uomini, missionario e posizione sul fianco possono portare a una flessione lombare più marcata. Tradotto in modo pratico: se hai mal di schiena o sei “intollerante” a certi movimenti di flessione o estensione, alcune posizioni potrebbero essere più fastidiose o più rischiose di altre.
E non finisce qui: sul movimento dell’anca, i dati suggeriscono che, per la donna, spesso sono richieste combinazioni di flessione, abduzione e rotazione esterna; per l’uomo emerge molto la rotazione esterna in tante posizioni. Questo diventa rilevante per chi ha problematiche all’anca o è in fase post-chirurgica: certe combinazioni di movimento potrebbero essere meno consigliabili.
Un ultimo dettaglio: uno studio ha valutato lo spazio subacromiale della spalla (in parole semplici: un indicatore legato allo stress sulla cuffia dei rotatori) e ha trovato che alcune posizioni possono ridurlo, potenzialmente aumentando lo stress sulla spalla in persone predisposte o già doloranti. Insomma: non è solo “cardio”, è anche meccanica articolare.
A questo punto, la domanda che ci facciamo è: il sesso vale come allenamento?
La revisione, in sostanza, dice: può contribuire come attività fisica, spesso a intensità moderata, ma le richieste cambiano tantissimo in base a variabili come stato di salute, posizione, durata, fase dell’attività e differenze individuali. E soprattutto c’è un grande buco nella ricerca: gli studi finora o misurano la fisiologia oppure misurano la biomeccanica, ma non le mettono insieme nello stesso protocollo. Quindi manca ancora una fotografia completa “cuore + movimento” nello stesso momento.
Ricordiamo però che: se miglioriamo la forma fisica, possiamo rendere questa attività meno stressante sul piano cardiovascolare. La revisione riporta anche dati dove, in persone con problemi cardiaci, un programma di esercizio aerobico ha ridotto la frequenza cardiaca raggiunta durante il rapporto. Tradotto: allenarti “fuori” può cambiare anche come risponde il tuo corpo “dentro” quella situazione.
In conclusione: sì, c’è un costo energetico reale, sì, spesso siamo su intensità moderate, sì, ci sono picchi di cuore e richieste articolari, ma no, non ha senso trasformare tutto in una gara di calorie o in una scusa per saltare l’allenamento. E soprattutto il contrario: non pensate alle calorie ma godetevi il momento.

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