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Perché sbadigliamo durante l'allenamento?

  • Immagine del redattore: Alessandro Docali
    Alessandro Docali
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

“Ti è mai capitato di sbadigliare mentre di alleni?” Quando vediamo qualcuno sbadigliare durante un allenamento, oppure succede a noi magari nel riscaldamento, tra una serie e l’altra o persino durante un lavoro cardio, la spiegazione più istintiva è: “mi manca ossigeno”. Però questa idea, così diffusa, in realtà è stata messa in forte discussione dalla ricerca scientifica. Uno studio classico di Robert Provine, pubblicato nel 1987, ha messo in dubbio l’idea che si sbadigli semplicemente perché manca ossigeno. I ricercatori osservarono infatti che respirare più ossigeno, aumentare l’anidride carbonica o fare esercizio fisico non cambiava lo sbadiglio in modo significativo. In altre parole, se lo sbadiglio dipendesse davvero solo da una carenza di ossigeno, queste condizioni avrebbero dovuto modificarlo molto di più. Quindi già da qui capiamo una cosa importante: sbadigliare durante la ginnastica, molto probabilmente, non è solo una questione respiratoria. 

Allora perché succede? Una delle ipotesi più interessanti e più discusse negli ultimi anni è quella termoregolatoria. In pratica, alcuni ricercatori hanno proposto che lo sbadiglio possa contribuire al raffreddamento del cervello. Tra i lavori più citati c’è la review di Andrew Gallup e colleghi, “Yawning and thermoregulation”, del 2008, e poi la review successiva “The thermoregulatory theory of yawning: what we know from over 5 years of research”, del 2013. Secondo questa teoria, lo sbadiglio aiuterebbe a favorire scambi termici e modificazioni circolatorie utili a mantenere il cervello in una condizione funzionale ottimale. In parole semplici, quando il corpo si scalda e il sistema nervoso sta cambiando livello di attivazione, lo sbadiglio potrebbe essere una piccola strategia fisiologica di regolazione.

Questo spiegherebbe abbastanza bene perché alcune persone sbadigliano proprio all’inizio dell’allenamento. Il riscaldamento è una fase di transizione: passi da uno stato relativamente calmo a uno stato di attivazione progressiva, la temperatura corporea sale, cambiano ventilazione, circolazione, attenzione e tono del sistema nervoso autonomo. In questo contesto, lo sbadiglio potrebbe comparire come parte di un riassestamento fisiologico. E infatti la letteratura più recente, come il recente studio “the science of yawning” del 2025, continua a considerare plausibile un ruolo dello sbadiglio nella regolazione fisiologica generale, anche se il meccanismo preciso non è stato ancora dimostrato in modo definitivo. 

C’è poi un altro aspetto importante: lo sbadiglio è spesso associato agli stati di bassa vigilanza, alla sonnolenza, alla noia o più in generale ai cambiamenti di attivazione cerebrale. Per esempio Adrian Guggisberg e colleghi, nella review “Interplay between yawning and vigilance” del 2010, hanno evidenziato che lo sbadiglio compare spesso in condizioni di ridotta vigilanza. Però la stessa review sottolinea anche che non è così semplice dire che lo sbadiglio “aumenti” davvero l’attivazione dopo che avviene. Quindi la relazione con la vigilanza esiste, ma non basta da sola a spiegare tutto. In altre parole, se dormi poco, arrivi stanco in palestra o ti alleni in una fase della giornata in cui sei già affaticato mentalmente, è più facile che compaiano sbadigli, ma questo non significa automaticamente che lo sbadiglio serva a “svegliarti” in modo diretto e misurabile.

E’ interessante vedere che non tutti gli studiosi interpretano lo sbadiglio allo stesso modo. Nella review “Why do we yawn?” del 2010, sempre di Guggisberg e colleghi, viene sottolineato che molte ipotesi fisiologiche, compresa quella respiratoria e anche quella termoregolatoria, non hanno ancora prove definitive tali da chiudere il dibattito. Gli autori propongono che lo sbadiglio possa avere anche una funzione comunicativa o essere legato alla trasmissione sociale di stati come sonnolenza, noia o lieve stress. Quindi la posizione più corretta, dal punto di vista scientifico, è questa: abbiamo varie ipotesi, alcune più forti di altre, ma non una risposta unica e definitiva valida per tutti i contesti.

Se però riportiamo tutto questo nel contesto della ginnastica, possiamo trarre una conclusione pratica abbastanza chiara. Sbadigliare durante l’allenamento può dipendere da una combinazione di fattori: stato di sonno non ottimale, stress mentale, fase di transizione del riscaldamento, aumento della temperatura corporea, ambiente caldo, scarsa qualità del recupero oppure anche esercizi a bassa intensità che non ti tengono ancora pienamente “ingaggiato” sul piano attentivo. Non è quindi, nella maggior parte dei casi, un indicatore diretto di scarso fitness o di scarso ossigeno. È più corretto leggerlo come un fenomeno complesso, che coinvolge sistema nervoso, vigilanza e regolazione fisiologica.

Quindi, la prossima volta che durante la ginnastica ti capita di sbadigliare, ricorda che potrebbe semplicemente essere un segnale che il tuo corpo sta regolando il passaggio da uno stato all’altro, gestendo temperatura, attenzione e attivazione. La scienza, almeno per ora, ci dice questo: l’ipotesi della mancanza di ossigeno è debole, ma il dibattito è ancora aperto.



 
 
 

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